È abbastanza comune pensare che gli Stati Uniti siano la patria per eccellenza di abitudini alimentari scorrette e che, per questo motivo, trasferendosi qui, ci si adatterà irrimediabilmente a queste e si mangeranno cose indicibili.  

Di certo c’è del vero in questo. Gli Stati Uniti sono stati pionieri di un’industria alimentare che ha portato ai cosiddetti fast food e a cibi processati – di cui i supermercati americani sono pieni – che hanno reso la vita in cucina più pratica e soprattutto veloce. Questo, troppo spesso, a discapito di una ricchezza nutrizionale e di un aumento vertiginoso di diabete, obesità e problemi a carico del sistema cardio circolatorio. 

I cibi ultra lavorati (snack, liofilizzati, cibi pronti) sono meno sazianti e più iperglicemizzanti di quelli poco processati e non processati. La ragione è che i cibi ultra lavorati sono per la maggior parte semisolidi e richiedono di essere masticati di meno lasciando troppo poco tempo agli ormoni della sazietà di essere stimolati.  

È importante che questi non diventino di normale consumo in una dieta equilibrata. Imparare a leggerne le etichette aiuta a creare una certa consapevolezza senza allarmismi o inutili negazioni. 

È fondamentale però ricordare che, se si era abituati a mangiare bene in Italia, si mangerà bene anche negli States! Mangiare bene, infatti, è l’insieme di abitudini virtuose che si protraggono negli anni e per tutta la vita. Non significa additare ai singoli alimenti chissà quale maleficio o beneficio. Questo è un concetto molto importante che deve sempre fare da guida, anche quando ci si trasferisce.   

Certo, non troverai le merendine italiane o altri prodotti italiani in tutti i supermercati in America. Quel formaggio speciale a cui sei sempre stato abituato. I pomodori non avranno lo stesso sapore. Beh, sono certa che ci saranno validissime alternative in uno dei posti più famosi al mondo per la miriade di scelte, su tutti i campi, quello alimentare compreso.  

La nostra alimentazione base si deve basare principalmente sul consumo di cereali (per lo più integrali), legumi, verdure, frutta, pesce, grassi buoni (olio extravergine d’oliva, per lo più) poche carni e pochi derivati animali. Di confezionato o di alimenti di cui studiare le etichette, è bene ce ne siano molti pochi. E se così fosse, potresti anche non leggerle, te lo assicuro! Non saranno il cioccolatino, la merendina, l’hamburger con le patatine o la coca cola a rappresentare il problemama la continua somma protratta nel tempo di questi ultimi, giusto per ricordarlo. 

Detto questo, potrei riassumere con le mie tre regolette magiche, come districarsi nel fare la spesa una volta sbarcati oltreoceano!

1. Meno cose confezionate compri e meno domande dovrai farti

I cibi confezionati sono quelli che più facilmente possono nascondere insidie da dover decifrare. Se ne consumi parecchi, è molto probabile ci sia un eccesso calorico a sfavore di potenziale nutrizionale. Questo non significa, ovviamente, dover autoprodurre tutto in casa, ma stare attenti a bevande zuccherate, piatti pronti, cibi liofilizzati, merendine e snack.

2. Una carota è una carota ovunque nel mondo

Frutta, verdura, legumi, cereali integrali, latticini e proteine animali sono uguali ovunque! Se di base mangiavi bene in Italia, mangerai bene anche negli States. Imparando a mangiare bene secondo la regola del piatto bilanciato, ad esempio, potrai giocare con svariate verdure diverse, frutti mai assaggiati, cereali che non conoscevi. Assicurati quindi che la maggior parte dei tuoi piatti si componga per metà di verdure, un quarto di cereali e un quarto di proteine, cercando di variare il più possibile in base alle proprie esigenze etiche e di salute. 

3. Concediti il piacere di sperimentare cibi nuovi senza giudicare

Questo è forse l’aspetto più critico all’inizio, ma anche il più stimolante se preso col verso giusto. Non c’è niente di meglio che scoprire, anche attraverso la cultura del cibo, usi e costumi del nuovo paese di residenza! Gli Stati Uniti poi, presentano un tripudio di etnie diverse ed i ristoranti sono i più svariati, così come la gamma infinita di spezie, cereali, frutta e verdura che puoi trovare nei supermercati.  

Anche dopo cinque anni negli Stati Uniti, trovo ancora qualcosa che non ho mai assaggiato, e questo è sempre meraviglioso! 

Insomma, rilassati. Sono certa che la fase critica è solo un passaggio obbligato dell’intero processo di trasferimento che inevitabilmente passa anche dal cibo e dall’alimentazione, che rappresentano la nostra quotidianità che è appena stata stravolta. Ma passerà e ricorderai tutto questo con un gran sorriso mentre mangi la tua torta preferita perché finalmente hai imparato a non bruciare tutto con il nuovo forno americano! 

Cecilia Tamburello, Nutrizionista (Minneapolis)